Cmqmartina nasce a Monza e a soli vent’anni pubblica, il 28 Febbraio 2020, il suo album d’esordio “DISCO” per la Clinica Dischi. Album con un’attitudine elettronica in cui sonorità coinvolgenti e vagamente techno, impreziosite dalla ricerca sonora di Matteo Brioschi, incontrano un delicato cantautorato espresso in elegante italiano.

Ciao Martina, iniziamo con delle domande basilari per introdurti a chi ancora non ti conosce. Come mai la scelta del nome “cmqmartina” e com’è nato il progetto?

La storia del mio nome in realtà è molto semplice, quando ero un po’ più piccolina e avevo deciso di iscrivermi ad Instagram non sapevo che nome dare al nickname ed era il periodo in cui scrivevo tutto abbreviato, così venne fuori “cmqmartina”. Quando è nato il progetto, con Matteo Brioschi che ha prodotto il disco, c’è stato un momento di panico totale perché non sapevamo come chiamarlo e nel momento in cui dovevamo iniziare a distribuirlo un po’ ,per avere dei feedback, lui mi chiedeva che nome avessi scelto e per istinto ho detto “cmqmartina” e così poi è rimasto. In realtà mi piace perché è come dire che comunque sono io, Martina. Quindi alla fine ha trovato un suo senso.

Quindi possiamo tranquillamente dire che alla fine hai lasciato intatto il connubio persona e personaggio. Anche chi ti ascolta oltre ad ascoltare cmqmartina ascolta effettivamente poi la tua essenza più umana.

Sì, esattamente.

Ci ha colpito particolarmente la copertina di “Disco”, che risulta abbastanza provocatoria. Come nasce l’idea di questa copertina e che messaggio volevi mandare?

Questa è una bella domanda perché nessuno me l’aveva posta fino ad ora. La copertina non voleva essere provocatoria, per quanto alla fine lo sia. Ma l’intento primo non era quello. Io non lo vivo come uno scandalo perché credo che nel 2020 un seno non lo sia più. Lo vivo più come il mio manifesto, che riguarda questa mia estrema voglia di trovare la mia libertà. Quindi me lo vivo come questo: manifesto alla libertà. E poi il font utilizzato per scrivere “disco” è tutto rosa e glitter, un po’ un richiamo al trash degli anni 90 che io amo follemente.

cmqmartina disco Radio Wau

Volevamo farti una domanda inerente alle tue influenze musicali, leggevamo nella tua biografia che hai citato nomi come Celentano ed Elisa che ci hanno un po’ sorpreso in quanto molto lontani dal sound che poi ritroviamo nella tua musica. Come è avvenuta la tua evoluzione musicale?

In realtà quello che riguarda me in prima persona è la scrittura, e per quanto riguarda quest’ultima ho scelto di assorbire nel corso degli anni quello che ho potuto del cantautorato italiano. Non solo il classico cantautorato, come possono essere un Battisti o Dalla, ma anche cantautori come Bennato che sono un po’ più underground. O Celentano che per me è stato molto importante. Poi ho citato Elisa perché io ho voluto fare questo nella vita essenzialmente perché da piccola ho conosciuto lei e mi sono detta “Ok, lei sarà il mio Dio da oggi e per sempre!” e questo ha inciso tantissimo nel mio percorso come tutta la musica che ho ascoltato; che è sempre stata distante dal sound di Disco. Poi lavorando, costruendo l’album con Matteo, siamo giunti a questo sound che riguarda un po’ anche la nostra amicizia perché io ho iniziato ad andare a ballare la tecno con lui e lavorando poi ci siamo detti “Perché non ci proviamo anche noi?” e quindi poi ci è piaciuto così tanto che ci abbiamo fatto un disco intero. Ultimamente sto anche cercando di approfondire le conoscenze sulla musica tecno ed elettronica. Il mio disco comunque ingloba molti generi, quello che viene fuori al primo ascolto è sicuramente il sound tecno ma dietro c’è molto altro e c’è molto anche delle influenze di Matteo.

Visto il genere che fai ci viene spontaneo chiederti se andresti mai a Sanremo con una tua canzone.

Il discorso Sanremo è molto complicato, sicuramente adesso c’è molta poca musica e tanto spettacolo. Soprattutto parlando di questo ultimo Sanremo ero molto controcorrente, rispetto ai miei amici, che magari erano un po’ arrabbiati del fatto che non ci fosse la giusta attenzione alla musica. Io però vivo Sanremo come parte integrante della tradizione della cultura italiana e quindi sì, ci andrei ma non a caso. Vorrei andarci quando sarò pronta, quando sarò matura abbastanza da poter portare sul palco un messaggio vero e importante.

Ci dicevi prima che quello che ti riguarda in prima persone è la scrittura e quindi la stesura dei tuoi brani. Come avviene?

La costruzione del disco è avvenuta per lo più con Matteo, lui ha fatto le basi di tutte le canzoni. Inoltre c’è stato u grande aiuto anche dal produttore de La Clinica Dischi, Leonardo Lombardi, che ha cercato di ricucire un po’ i lembi del tutto.Per quanto riguarda la mia scrittura invece, le canzoni contenute in Disco sono tutte autobiografiche e riguardano quello che ho vissuto in questi anni. Ho scritto di tanta sofferenza ma anche di tanto amore, non quello classico relazionale, ma dell’amore per me stessa, per delle persone, per mia madre. È stato un po’ un flusso di coscienza. Mi capita anche di sentire una frase in un film, o di leggere una frase in un libro che mi ha colpito e di segnarla sulle note del telefono per poi svilupparci su un testo. Spesso sono tante frasi che mi sono appuntata nel corso del tempo che non hanno senso da sole ma che lo trovano tutte insieme. È un processo un po’ particolare in realtà perché non mi metto a scrivere un testo come quando si scrive una storia.

Ascoltandoti, ti abbiamo immaginata molto bene in un ambiente LGBT, un po’ alla Myss Keta. Ti piacerebbe l’idea di diventare un’icona queer?

Non ci avevo mai pensato, però sì! Io sono un’attiva sostenitrice dei diritti lgbt quindi mi piacerebbe molto


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Visto il momento storico che stiamo vivendo, cosa non può mancare in questa quarantena?

Sarebbe scontato dire i miei strumenti musicali.

Mi sono traferita lontanissimo da casa mia una settimana prima che scoppiasse il tutto. Adesso vivo in un posto pieno di animali e di natura, un bosco praticamente, quindi non può mancare la compagnia degli animali che sono con me. Poi non può mancare anche la persona che è qui con me in quarantena che è il mio moroso. Se non fosse per loro mi sentirei molto sola in questo periodo quindi sì, decisamente non possono mancare loro!

A proposito di quarantena, secondo te, dopo questa situazione catastrofica che ci ha investiti, cosa succederà al mondo della musica e soprattutto agli artisti che essenzialmente vivono di assembramenti. Qual è la prospettiva secondo te?

Hanno chiuso tutto 2 giorni dopo la pubblicazione del mio disco quindi sono molto triste perché le date sono state ovviamente annullate, o comunque rimandate. Ma sono anche positiva perché credo che in questo periodo sta proliferando la voglia di tornare ai concerti, di tornare a fare casino. Quindi, secondo me, sarà ancora meglio di prima del Covid perché la gente avrà voglia di divertirsi e quindi i concerti saranno pieni. Spero che, con le giuste precauzioni, i tempi si accorcino il più possibile perché io ho veramanete voglia di suonare il più possibile, per me è linfa vitale.

Noi sicuramente, appena sarà possibile, verremo ad ascoltarti. Intanto ti ringraziamo per la bella chiacchierata.

Grazie a voi ragazze, è stato un piacere!

Intervista a cura di Xhemi, Deborah e Cristiana di DISCOGRAFICA UNDERGROUND.

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