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INTERVISTA AI GIUNTO DI CARDANO: UN ROCK RICERCATO E TESTI INTENSI

Giunto di Cardano, gruppo pugliese, presenta i brani del secondo album Caos durante Dischi Parlanti alle Officine Cantelmo di Lecce, rassegna musicale targata Radio Wau.
L’album anticipato dal video del primo singolo “Ritratto del dottor Gachet”, e prodotto da Santeria Records con il sostegno di Puglia Sounds Record 2019, registrato presso il Blue Moon Rec Studio di Firenze con la produzione artistica di Samuele Cangi (Nothing for breakfast), è l’anima di una band che vuole mettersi a nudo ed entrare in intimità con l’ascoltatore; 13 canzoni che attraverso suoni e parole propongono una soluzione al disordine interiore.

Buonasera a tutti e benvenuti a questo nuovo incontro per la rassegna musicale Dischi Parlanti. Questa sera siamo in compagnia dei “Giunto di Cardano”. Ragazzi, iniziamo questa nostra intervista partendo dalle presentazioni.

“Io sono Davide, suono la batteria.”

“Io sono Mariano, al basso.”

“Io sono Giuseppe, sono il chitarrista e cantante.”

 

La prima domanda sembra quasi essere d’obbligo. Come mai avete scelto “Giunto di Cardano” come nome di questo vostro progetto? Cosa significa e rappresenta per voi?

Mariano: “Giunto di Cardano è un organo di trasmissione nel campo dell’Ingegneria meccanica e della Fisica. È un nome che ci è stato consigliato dal fratello del nostro chitarrista e ci è piaciuto sin da subito proprio perché dava l’idea di un collegamento diretto tra noi, la nostra musica e il pubblico. Tutto questo crea un interessante parallelismo tra la trasmissione del moto e le nostre trasmissioni sonore. Il nome ci ricorda un po’ anche il mondo della musica Progressive anni settanta.”

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Si tratta di un nome originale senza ombra di dubbio. Parlando del vostro nuovo album “Caos” uscito verso la fine del 2019, cosa potete dirci? Quanto è importante il concetto di caos all’interno della vostra discografia e quanto è stato parte integrante della realizzazione del progetto?

Giuseppe: “Il Caos rappresenta solo una fase della nostra discografia e per esteso anche delle nostre vite. Per quanto riguarda la scrittura dei testi ho cercato, quasi come se fosse una fotografia del momento, di immortalare diverse situazioni che ho e abbiamo affrontato e quelli che son stati i seguenti stati d’animo. Questo caos è un po’ come andare su montagne russe di emotività, dove si fatica ad accettarsi ed accettare ciò che ci circonda. Si spera però di riuscire prima o poi a trovare una quadratura di tutte le cose, un equilibrio.”

Continuando a parlare di questo nuovo album, vorremmo entrare nello specifico. Quali sono stati i pezzi, all’interno del disco, più difficili da creare sia dal punto di vista compositivo che da quello emotivo?

Giuseppe: “Parlando del disco, per quanto riguarda la composizione dei brani, ci sono stati alcuni pezzi più complicati da realizzare. Questo perché la creazione di un nuovo brano viene da lunghe sessioni di jam in sala prove dove a volte si suona insieme ininterrottamente anche per più di 45 minuti. Tutto questo viene poi registrato e successivamente ascoltato più volte per trovare dei frammenti e delle sonorità che ci mettono tutti d’accordo. “Dandy” e “Paz!” sono stati i brani più difficili sotto questo punto di vista. Per quanto riguarda i testi, “Induzione” è stato il brano più difficile per me in quanto scritto in memoria di mio padre scomparso un anno fa.”

Ora vorrei fare con voi un salto nel passato. Quanto del precedente album “Kadima” c’è in questo nuovo progetto? Oppure c’è stato un taglio netto tra il passato e quello che è il vostro presente?

Giuseppe: “Sì, ci sono dei fili conduttori. Uno di questi è la mia voce che porta ad entrambi i dischi questo senso di continuità ma anche il nostro modo di suonare i nostri strumenti che comunque non è cambiato. Inizialmente l’approccio è stato quello di continuare ciò che avevamo iniziato con “Kadima” ma con la volontà di mettersi alla prova e proseguire con la creazione dell’album in maniera libera e spontanea senza nulla di prestabilito.”

Mariano: “In questi ultimi due anni i nostri ascolti hanno comunque inciso sulla creazione di “Caos”. Come ha detto Giuseppe precedentemente, il vero filo conduttore resta quelle che sono le nostre identità come singoli sommandosi poi per diventare quelli che sono i Giunto di Cardano oggi.”

 


A proposito di ascolti, dalla riproduzione del vostro ultimo lavoro è possibile notare una netta impronta rock che richiama quelle che sono state le sonorità di alcuni tra i più grandi gruppi della scena italiana anni novanta come i Verdena, Baustelle, Marlene Kuntz e Afterhours. Quanto questi gruppi influenzano il vostro processo creativo? Ma soprattutto, sentite di “etichettarvi” in questa categoria musicale o di dare comunque un genere alla vostra musica?

Davide: “Sì, queste influenze sono state e sono presenti all’interno della nostra musica. Tutto ciò che si ascolta determina in qualche modo quello che poi si va a produrre e si cerca di associare a tutto quello che ne deriva una determinata ritmica, metrica o timbrica vocale. Quello che però ci preme di più è la volontà di creare una nostra identità che possa essere facilmente riconoscibile dal pubblico, senza quindi inserirci obbligatoriamente in una determinata categoria musicale. Però indubbiamente questo ambito è quello che ora come ora sentiamo più nostro.”

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Grazie mille ai Giunto di Cardano per quest’intervista rilasciata prima del live dell’11 Febbraio durante la rassegna musicale Dischi Parlanti alle Officine Cantelmo.

Intervista e Copywriter Lorenzo Contaldo.

 

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