L’Edera è Alberto Manco, cantautore classe ’95. Da sempre appassionato di musica. Alberto cresce tra band liceali e canzoni nel cassetto, finché nel 2013, con lo pseudonimo L’Edera, carica online una manciata di brani registrati in casa e scritti insieme al fratello Giancarlo. Lo scorso 26 giugno esce con il suo nuovo singolo “Magica”, dai ritmi incalzanti e con un ritornello che racchiude il profumo di un’estate che sa di nostalgia.

“L’Edera nasce nel 2013 su YouTube con un demo registrato male”, così recita la prima frase della tua bio. Come è nato il progetto e come mai hai scelto questo nome?

Prima del progetto c’erano delle canzoni e prima ancora due fratelli con la passione per la musica e la scrittura. Dopo svariate esperienze in band liceali senza aver mai suonato insieme, ci siamo incontrati per la prima volta nella camera che condividevamo da sempre a svuotare i nostri cassetti:  Io con le mie raccolte di sfoghi e pensieri, Gianca (mio fratello) con le sue liste di storie e immagini. Quando sono arrivate le canzoni e gli apprezzamenti degli amici e conoscenti abbiamo deciso di dare un nome alla cosa e renderla fruibile. “L’Edera” perché volevo un nome che desse un senso di comunità pronta ad espandersi.

Un primo EP nel 2016, tanti concerti in giro per l’Italia (dal tacco della penisola fino a Parma), collaborazioni e contatti con la scena indipendente nostrana. Come è cambiata L’Edera, se è cambiata, nel corso del tempo?

Sostanzialmente L’Edera non è cambiata. La passione e lo spirito che metto nel mio lavoro son gli stessi per proseguire il mio obiettivo: raccontarmi, creare connessioni e far diventare questa cosa della musica sempre più solida nella mia vita. Oggi ho più diramazioni e risorse per farlo, affiancato da un team di persone che crede nel progetto e ci lavora con entusiasmo.

Il 26 Giugno 2020, con Romolo Dischi, esce “Magica”, brano che segna il tuo esordio in studio e che anticipa un EP in uscita nei prossimi mesi. Cosa ha di “magico” questo brano e, più in generale, come descriveresti la tua musica ad un pubblico che ancora non ti conosce?

Il brano nasce da un viaggio immaginario. Partendo da uno spunto reale: un rapporto impossibile, un incontro che non avverrà; ho provato a riportare il racconto interiore di chi si confronta con il suo ruolo marginale in una storia che non potrà mai vivere nella realtà. La magia è il diritto di immaginare un finale diverso, come dico in un mio brano, e penso sia anche un modo per descrivere quello che faccio: prendersi il diritto di perdersi a immaginare.

Ascoltando anche i tuoi vecchi brani si percepisce moltissimo l’esigenza di scrivere per qualcuno o qualcosa. Una sorta di filo conduttore o trama che ti spinge nella stesura dei testi. Quale è questo filo conduttore dei tuoi brani e cosa ti ispira maggiormente nel momento in cui scrivi?

Il più delle volte tutto parte dalla mia esigenza comunicativa che viene ostacolata dalla mia incapacità relazionale. Così, quando ho l’urgenza di comunicare con qualcuno ma non posso o non ci riesco, mi esprimo scrivendoci un pezzo.

Il dualismo Provincia/Città è spesso un tema ricorrente nelle vite degli artisti. Come è stato per te? Esiste davvero una differenza tra la musica nata in provincia e quella nata in città?

Per come la vedo io ho sempre vissuto in provincia e le mie canzoni sono nate di conseguenza. Soprattutto per il settore della musica, arte e spettacolo, l’Italia intera è una provincia di Roma e Milano; e io, almeno per ora, ci sono sempre stato di passaggio da questi centri nevralgici dove “accadono le cose”. Questo però mi aiutato a fare musica con incoscienza e in maniera genuina, con la foga di chi lo fa perché ne ha la necessità, anche senza le possibilità e le comodità che ti dà vivere nel posto giusto.

 Ci sono degli artisti del panorama nazionale o internazionale che hanno in qualche modo influenzato la tua sensibilità artistica? Se si, quali?

Ce ne sarebbero tantissimi, per farla breve te ne dico tre su tutti:

David Bowie, Renato Zero, Vasco Brondi.

Questo intenso periodo di fermo per i lavoratori nel mondo dello spettacolo ha certamente smosso degli equilibri e messo in risalto l’importanza delle interazioni sociali e del contatto con un pubblico di ascoltatori, soprattutto per chi fa musica. Cosa hanno significato per la tua musica questi mesi di allontanamento forzato dai palchi e in che direzione pensi si andrà?

La consapevolezza ancora maggiore che la mia musica si esprime al suo massimo attraverso la condivisione. Più in generale, penso e spero che presto ritornerà tutto come prima, con i dovuti accorgimenti, ma quello che ne è venuto fuori purtroppo è che non c’è nessuna tutela per chi lavora in questo settore e tutt’ora non viene considerato pienamente un lavoro.

Parteciperesti mai al Festival di Sanremo?

Assolutamente sì, magari!

Cosa dobbiamo aspettarci dal futuro dell’Edera?

Il festival di Sanremo… Magari.

Intervista a cura di Deborah Zaccaria

 

 

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