Con Nocturnae Larvae ha mostrato la “parte più oscura della medaglia”.
Intervista a Carmine Tundo, all’esordio del suo album solista.

Carmine Tundo Nocturnae Larvae
Carmine Tundo

Nocturnae Larvae – Carmine, sei un artista eclettico e da sempre hai preso parte a progetti eterogenei sia nello stile che nel contenuto.

Ora ti presenti anche con il tuo progetto solista omonimo Carmine Tundo, insieme ad un lavoro discografico, Nocturnae Larvae, che hai definito “la parte più intima e oscura, l’incontro con il proprio io distorto”, ed è un paradosso notare che l’album più vicino alla tua intimità risulti all’ascolto uno dei tuoi dischi più caotici e sincopati.

Chi è veramente Carmine Tundo?

Ancora non lo so, credo che quando lo scoprirò realmente perderò molti degli stimoli che mi spingono a ricercarmi all’interno dei suoni, quindi spero di continuare a non conoscermi per tanto altro tempo.

Uno dei 13 brani dell’album Nocturnae Larvae porta il nome del tuo primo lavoro discografico con La Municipàl: Le nostre guerre perdute.
È una scelta voluta da considerare come ponte tra i due progetti o è da considerare come la faccia più oscura della stessa medaglia?

Sicuramente la faccia più oscura della stessa medaglia.
Ogni mio progetto rappresenta un lato del mio carattere, ma sono tutte sfumature dello stesso colore.

La scrittura nei tuoi due principali progetti, La Municipàl e Carmine Tundo, è molto diversa: la prima molto narrativa, la seconda molto più frammentaria beat, figlia di un immaginario più decadente. Come ti approcci a questi due universi?

La Municipàl nasce per raccontare delle storie, quindi la scrittura è molto più istintiva e collegata al ricordo, in Nocturnae Larvae ho lasciato che le parole provenissero dal suono, ho cercato di utilizzare la lingua italiana come un altro strumento, incastrando il testo in un contesto sonoro più che in un significato concreto.
In questo disco non c’era bisogno di raccontare dettagli, ma di lasciare intuire…

Nei tuoi brani sono presenti espressioni come “impiccare”, “distorcere”, “affogare”, termini che evidenziano una sensazione di conflitto, di una lotta contro te stesso. Qual è la parte che di te vorresti uccidere? E quale parte salveresti?

Per il momento lascerei tutto a bollire nello stesso calderone, in una specie di girone infernale dantesco, giusto per vedere che succede, poi la legge della sopravvivenza deciderà che rimarrà in piedi, e la parte che sopravvivrà forse sarà quella più vicina a ciò che sono.

È nata primo il suono o l’idea del concept album Nocturnae Larvae?

Prima sicuramente il concept.
Era una cosa che volevo fare da sempre ma non avevo mai avuto il coraggio di poter fare un album così, poi nel corso degli anni ho raccolto dei brani, dei suoni, e li ho messi in una cartella, quella cartella poi è diventata sempre più grossa e quindi ho deciso che era il momento di cominciare a pubblicare.

Cristiana A. Francioso

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