Si dice che un libro non debba essere giudicato dalla copertina, ma non può dirsi lo stesso del disco “Un POPositivo” del duo Respiro, composto da Lara Ingrosso (voce) e Francesco Del Prete (violino): la pop-art dai colori vivaci della copertina (opera di Penni Phi) del cd costringe gli occhi degli ascoltatori a godere della visione del disco come se si stesse ammirando un’opera d’arte.

Apriamo l’album e addentriamoci nell’analisi dei brani più forti di questo lavoro discografico: 8 tracce, eterogenee ma tutte sostenute dalla voce vivace di Lara e dai violini sgargianti di Francesco, contornate da un pop d’autore coerente per tutto l’ascolto.

Caro, prendimi la mano/ non ci fermerà la paura di andar lontano”,

ripete il ritornello del primo brano, singolo di esordio del disco omonimo “Un POPositivo”, esortando l’ascoltatore a non fermarsi alle apparenze che la società impone, ma di superare l’inadeguatezza del proprio non essere reagendo in maniera positiva, un manifesto politico che abbraccia un’intera generazione ferma in attesa di un cambiamento da perseguire con fare propositivo.

Proseguendo con l’ascolto del disco arrivano due tracce molto vicine alla comunità LGBT: L’altra faccia della luna e “Randagio”, anche se quest’ultimo tocca l’argomento in senso lato.

Dura, la vita è dura/ e fa paura /se non puoi essere te stesso, /essere diverso

canta Lara nel primo dei due brani appena citati, immedesimandosi in Mirko, un ragazzo innamorato di Luca, che non sa come convivere con la sua omosessualità, temendo il giudizio della propria famiglia, finché un senso di rivalsa lo porta ad accettare il suo essere e ad amarsi senza paura.

Se poi ricerchiamo un brano pop e che faccia ballare arriviamo sicuramente all’ascolto di Regine, un pezzo che riempie di sarcasmo il vuoto di alcuni personaggi privi di empatia che, non curanti del Bene degli altri, calpestano la gente con indifferenza.

Nel disco non mancano le collaborazioni con altri musicisti salentini: impossibile non citare la presenza di Carmine Tundo, frontman de La Municipàl, in Abissi, tra le canzoni più struggenti e profonde di tutto l’album: senso di abbandono, incomunicabilità e perdizione.

Un testo viscerale che con il violino riesce a toccare le corde più intime di chi lo ascolta.

“E urla come un faro/ dentro la tempesta/ non è una paura / dentro la mia testa”

quasi come un canto di Sirena che prova a far arenare le proprie paure e che riceve in risposta un sussurrare intimo e oscuro di Carmine Tundo

“Ci sono abissi che/ che non riesco più a riempire/ con la nostalgia/ e il mio bisogno di morire”.

In conclusione, Un Popositivo è sicuramente un lavoro che ha ridato ai Respiro un’identità fresca e forte, ma soprattutto è un disco che va ascoltato dalla prima all’ultima canzone con le orecchie tese, per carpire ogni sfumatura concettuale e le gambe molleggianti, per poterne ballare ogni nota.

Cristiana A. Francioso

 

 

 

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