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INTERVISTA A STEFANO SCURO: IL MUSICISTA RACCONTA LA VENA MALINCONICA E REALISTICA DEL SUO NUOVO PROGETTO SOLISTA

Cantante. Chitarrista. Autore. Stefano Scuro, in arte SCURO, torna sulla scena musicale del Salento nella veste da solita. Un pop d’autore mischiato al rock: il sound del musicista non delude mai.

 

Scuro EP è un album che segna il tuo esordio da solista. Potresti dirci da cosa è nata questa tua necessità di intraprendere un nuovo percorso?

 

“Questa è un’esigenza nata da un mio bisogno, quello di volermi mettere in gioco ancora una volta. Ci tengo comunque a dire che SCURO EP è stato un vero e proprio lavoro di squadra, pur portando il mio nome. Resto fortemente legato all’idea che suonare assieme ad altri musicisti sia essenziale per andare avanti nel mondo della musica odierno come essenziale è la possibilità di avere un costante scambio di opinioni ed idee. Questo mio nuovo progetto è un regalo che ho voluto fare a me stesso e spero possa davvero piacervi.”

 

“Niente di così importante” è stato il primo singolo del tuo EP. Una canzone dall’animo cupo e malinconico. Questa vena malinconica è presente in tutte le tracce dell’album? Cos’è che le contraddistingue maggiormente?

 

“Credo che la malinconia sia un po’ il filo conduttore di questo progetto. È uno stato d’animo che personalmente vivo anche con piacere perché credo si possa cambiare e successivamente tradurre in qualcosa di positivo anche in campo musicale catalizzando tutto ciò nelle canzoni. SCURO EP è indubbiamente un lavoro personale, alla base di questo progetto ci sono delle esperienze vissute in ambito lavorativo ma soprattutto delle mie riflessioni sull’amore e sul rapporto tra le persone in generale.”

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Indubbiamente uno degli aspetti particolari dell’EP è la scelta delle grafiche realizzate secondo il metodo di scrittura Braille. Potresti dirci di più a riguardo?

 

“Il logo, ideato assieme al grafico Toto De Lorenzis è la trascrizione in Braille del mio nome, si tratta di una trascrizione non in rilievo. Anche nel video di “Niente di così importante” sono presenti numerosi riferimenti alla cecità, questo perché ho voluto ispirarmi al romanzo “Cecità” di José Saramago, una delle mie letture ricorrenti in quel periodo.”

 

Dopo anni in cui l’inglese è stata la lingua scelta per la scrittura dei tuoi brani, questo tuo nuovo progetto è caratterizzato da testi completamente in lingua italiana. Questo cambiamento che impatto ha, secondo te, sull’ascoltatore?

 

“L’inglese è sempre stato al centro dei miei ascolti sin dagli esordi. Credo che però dal punto di vista comunicativo, questa lingua possa essere considerata un filtro che non permette di esprimere appieno i propri pensieri ed emozioni. La scelta di scrivere in italiano è nata proprio dalla necessità di aggirare questo ostacolo, risultando comunque un modo di comunicare complicato, nuovo e rischioso per me. Nonostante tutto ho voluto fortemente intraprendere questo processo creativo e sono ancora voglioso di sperimentare e migliorarmi.”

Il tuo progetto da solista che presenterai questa sera è ricco di sperimentazione e di collaborazioni con altri musicisti. Ce ne parleresti in modo più approfondito?

 

“È un album, contrariamente al trend del momento, privo di featuring. Si parla comunque di collaborazioni in quanto ho avuto l’onore di essere affiancato da diversi miei colleghi musicisti ed amici che sono stati parte integrante di questo progetto sin dalle sue prime fasi compositive. Ci tengo quindi a ringraziare tutti quanti coloro che hanno partecipato e anche chi mi sta accompagnando in questo live di stasera.”

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Grazie mille Stefano per quest’intervista rilasciata prima del live del 26 Febbraio durante la rassegna musicale Dischi Parlanti alle Officine Cantelmo.

Intervista di Marzia Presta.
Copywriter Lorenzo Contaldo.

 

 

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